2009 Paesi Bassi  
 

 

PAESI BASSI 2009 con HONDA 450 NIGHT HAWK del 1986

Da diverso tempo non potevamo fare vacanze in estate.

Con la nostra attività di agriturismo il periodo estivo non ci consente assenze, ma quest'anno, a seguito dei numerosi inviti da parte dei nostri ospiti, abbiamo parcheggiato un amico compiacente che arrivando da Treviso ha acconsentito di fermarsi 9 giorni nell'Azienda per ricevere eventuali turisti di passaggio (in precedenza non avevamo accettato prenotazioni per il periodo) e dare il cibo agli animali.

Abbiamo tracciato un percorso di massima di circa 3000 km. per andare a far visita ad amici in Svizzera, Belgio, Olanda, Germania, facendo una deviazione in Francia per vedere i forti della Linea Maginot e siamo partiti in un sabato di Luglio.

Prima tappa Lugano (troppo corta per le mie abitudini di viaggio) e prendendocela comoda sempre per statali, ci siamo fermati vicino a Como in un piacevole ristorante sul lago.

 Bordesando a bassa velocità il lago, per goderci il panorama, siamo entrati in Svizzera e abbiamo cambiato qualche Euro per acquistare l'adesivo autostradale che ci sarebbe servito il giorno dopo.  Sosta a Lugano sul lungolago per un gelato e proseguimento per il piccolo paese distante 11 Km. dove ci aspettavano gli amici per cena.

 

 Il giorno successivo, con tavolette di legno di recupero che mi fornisce l'amico, devo costruire un piano per il bagaglio (il portapacchi originale è inclinato all'indietro e il bagaglio - più pesante del dovuto - scivola).

Sistemato questo, si inizia il trasferimento autostradale della svizzera, attraverso il tunnel del San Gottardo, dove all'uscita vediamo nella corsia opposta una coda di 20 Km. per l'ingresso in Italia. Da questa parte del mondo il tempo non è bellissimo e talvolta cade una leggera pioggia. Dopo poco aumenta e sotto un tunnel indossiamo le tute antipioggia, coprendo il bagaglio con un telo che avevo avuto la previdenza di portare.

Tutta autostrada fino a Basilea, passando vicino a Zurigo e a parecchi laghi. A Basilea si può scegliere tra l'autostrada francese (E25) per Strasburgo o quella tedesca (E35) per Karlsruhe.  Meglio la tedesca perché è gratuita. La percorriamo per circa 130 Km. superando la deviazione per Strasburgo prendendo poco dopo lo svincolo per per Baden-baden, ma deviando subito verso sinistra per attraversare il fiume Reno.  Tempo addietro avevo già fatto questa deviazione e ricordavo il posto di confine franco tedesco. Ora non c'è più nulla. Neppure un cartello che indichi la frontiera. Si può capire solo perché a un certo momento le indicazioni stradali sono il francese.

Pochi km. dal Reno e si prende a destra per l'autostrada (E25) che conduce a Haguenau in Alsazia, proseguendo per Lembach, bella cittadina, con un centro ben restaurato, dove all'ufficio del turismo chiediamo dove sono i forti visitabili della linea Maginot.

 

Forse è il caso di dire brevemente, che la Linea Maginot (nome del generale francese che l'ha progettata) è una poderosa barriera difensiva creata prima della seconda guerra mondiale dalla Francia al confine con la Germania; formata da una serie di fortificazioni totalmente mimetizzate, con le torrette dei cannoni che scomparivano sotto terra, collegate tra di loro da gallerie percorse da treni. Queste fortificazioni sono totalmente intatte, in quanto non hanno mai combattuto. I tedeschi le hanno aggirate passando dal Belgio (neutrale) e penetrando alle spalle dei francesi puntando direttamente su Parigi.

  

 

 

 

Arriviamo al forte giusto in tempo per l'ultima visita. Interessantissima. Si trova ancora tutto come è stato costruito: Brande nelle camerate, sale operatorie, sale strategiche, cucine e postazioni di combattimento dove con un sistema di contrappesi, un solo militare era in grado, azionando con la sola sua forza una manovella, di sollevare una torretta di cannone del peso di 12 tonnellate!

Terminata la visita troviamo alloggio in un albergo molto confortevole a un prezzo decisamente modico e, dopo una doccia, a piedi abbiamo cerchiamo un ristorante con specialità del luogo.

Il giorno successivo con una bellissima giornata, costeggiamo tutto il confine in una bella foresta delle Ardenne e entrati in Germania a Saarbrucken, proseguiamo in autostrada per il Belgio.  In una sosta per il rifornimento mi metto a parlare con un Harleydavinista Belga tutto vestito con aquile e una moto ridondante di orpelli, come solo quelli riescono a trovare, che sta andando in Spagna ad un raduno.

Proseguiamo e facciamo una sosta in Lussemburgo per visitare la città dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Sinceramente non mi pare nulla di particolare.

 

La solita cattedrale, il palazzo (anonimo) del principe e un ballo folcloristico nel quale ci imbattiamo sulla piazza principale. 

  Ripreso il viaggio verso le 17 raggiungiamo Bruxelles e la abitazione dei nostri ospiti. Rinfrescati ci dedichiamo alla visita della città notturna che si svolge nel grazioso centro storico, tutto pedonale con innumerevoli locali e birrerie (eccezionale la birra belga) dove si aggira una folla enorme.

Il giorno dopo fatta una abbondante colazione ci conducono al parco dell'ex palazzo reale del 1700, dove vi sono una serie di elefanti in legno. Memorie del passato coloniale del Belgio. 

Nel pomeriggio visita al Atomium. Rappresentazione di un atomo di Idrogeno costruita nel 1959 in occasione di una mostra universale dove, acquistando un biglietto da 4 Euro, si può salire fino in cima mediante scale mobili.

Da quì si spazia sul panorama della città, ricca di parchi verdi. 

Dalla cima, (140 metri) poi, si gettano turisti temerari (il puntolino in alto nella foto) agganciati a un cavo che scende fino a terra!

Cena a casa degli amici, che abitano in una piacevole villetta con un giardino in un bel quartiere, bevendo la ottima e alcolica (12,5 gradi) birra Trappers.

La mattina, dopo un controllo dell'olio (non consuma) e una registrazione della catena, salutiamo (siamo ben educati) e partiamo per l'Olanda, ma con una deviazione al bellissimo borgo medioevale di Brugge.

Città dove si circola principalmente in bicicletta (vi è pure un monumento sulla piazza principale).

Ristorantino nella piazza vecchia, osservando i turisti che fanno il giro in carrozza e il mercatino dei prodotti locali.

Da qui proseguiamo lungo strade secondarie per raggiungere un traghetto per lOlanda. Quando raggiungiamo il punto di imbarco, fermo la moto in mezzo a parecchi ciclisti che aspettano di salire e vado a prendere il biglietto. Stupore! Non accettano le moto, solo biciclette! E dire che vi è una rampa di accesso anche per automobili e autocarri .   A questo punto dobbiamo ritornare indietro per una settantina di Km. fino a Anversa e imboccare le autostrade per Amsterdam, che a parte la monotonia (da queste parti è tutto piatto…) almeno è gratuita come in Germania e Belgio.  Ed eccoci tra i canali.

Entriamo nella Venezia del nord dove nelle strette vie che fiancheggiano i canali, le biciclette (parcheggiate ovunque a migliaia) la fanno veramente da padrone incuranti delle precedenze. Si buttano ovunque con arroganza e occorre fare molta attenzione. Impensabile qui usare un automobile.

Albergo tipico olandese (gli amici che qui siamo venuti a salutare, hanno appena avuto un bambino a non hanno più disponibile una camera) sul canale.  Rapida rinfrescata e via alla visita della città.

Scopriamo che non esiste praticamente una cucina tipica olandese, infatti troviamo ristoranti di tutte le nazionalità meno che locali.  Ci tuffiamo in una tipica stube austriaca per turisti e dopo cena, naturalmente, escursione al famoso quartiere rosso, dove ci sono centinaia di ragazze in vetrina (tassativamente non si possono fotografare), tutte dell'est e tutte bellissime, con dei bikini ridottissimi.  Case intere con tre, quattro piani di finestre dove si espongono queste corpivendole, mentre lungo le strette strade, vi sono vetrine di loculi di 1 metro e 20 per 3, che ospitano solo un letto e uno sgabello, dove altre più intraprendenti che stazionano sulla porta, ti invitano ad entrare .

Con un sospiro mi sono allontanato da tutto quel ben di Dio per rifugiarmi in una triste birreria. Niente a che vedere con le birrerie belghe. Tra l'altro la birra olandese non è particolarmente buona.

 

Il giorno successivo si parte per il giro delle dighe fermandoci a Horn. Cittadina medioevale che ha preso il nome dal famoso Capitano Horn, che per primo ha doppiato il capo sud dell'America dandogli il suo nome.

Nella piazza sotto al monumento del Capitano si svolge 2 volte le settimana il mercato dei formaggi che sono esposti per terra sopra a delle specie di slitte.

Subito dalla città parte la diga lunga 28 Km. che, tramite delle chiuse regola l'immissione del mare che, senza queste, coprirebbe metà del paese. Mica per niente l'Olanda si definisce "paesi bassi", qui il punto di maggiore altitudine sono i ponti che superano i canali. A metà circa della diga si trova un piccolo bar/ristorante dove ci si ferma per il rifocillo e le foto ricordo. Una simpatica e carina cameriera Argentina che è stata in Italia si intrattiene a ciacolare e mi racconta la sua vita e i suoi progetti.

 

Ripartiti, costeggiamo questa immensa laguna fino a Amsterdam sempre per strade secondarie. Qui giunti cerchiamo di visitare la fabbrica di birra Heineken, ma una coda chilometrica di turisti e un biglietto da 18 euro a cranio (senza neppure degustazione) ci consiglia di rinunciare (tanto a me la Heineken non piace).   Allora acquistiamo il biglietto per il giro turistico notturno dei canali, terminato il quale ci accoglie questa volta un ristorante argentino. Be? Non venitemela a menare. Io cerco sempre di gustare la cucina locale, ma qui vi ho già detto che non esiste.

Eccoci il giorno successivo in viaggio in autostrada per il confine tedesco, sempre in questa piatturia assoluta, dove a fianco della strada passano i barconi, nei canali.

Appena raggiunta la Germania, il paesaggio cambia di colpo. Iniziano strade ondulate tra belle foreste e man mano che ci avviciniamo alle grandi città il traffico si fa sempre più intenso con veri intasamenti che bloccano tutte le corsie, lasciando solo il passaggio in stretti corridoi alle moto.  In una stazione di servizio parlo un gruppo di tedeschi, ipermotorizzati stradali, che partendo insieme a noi sfrecciano via tutti sdraiati, ma al primo intasamento li troviamo accodati alle automobili, mentre io zizzagando a destra e sinistra, come siamo abituati noi li dimentico dietro.

Superiamo in autostrada i nodi autostradali di Hessen, Dusseldorf , Kolonia, Bonn, Francoforte e proseguiamo per Mannheim con l'intenzione di fermarci a Heidelberg.  Frattanto il cielo si fa sempre più minaccioso, ma speriamo di arrivare prima dell'uragano. E infatti giungiamo in città in tempo, ma nella ricerca di un Hotel nella città storica ci sorprende un piovasco galattico e ci blocca sotto il solito ponte a riparo del motaro sfortunato.

Attendiamo una mezz'ora e visto che non accenna a smettere ci infiliamo le tute antipioggia, (come è difficile quando sotto si è gia completamente bagnati) che toglieremo 10 minuti dopo arrivati in albergo.

Heildelberg, bellissimo borgo antico sul fiume  Neckar, dominato da un imponente castello, in parte diroccato.

Asciugati e dopo una doccia calda scendiamo in un tipico ristorante alsaziano dove ci cibiamo dei tipici piatti leggeri locali (wurstel, prosciutti al forno, involtini di maiale con cavolo e immancabili patate) e dolci pieni di burro.

Il giorno successivo con una leggera pioggerella andiamo a visitare il borgo storico con il castello. Ci troviamo fagocitati da un nugolo di almeno metà di mille giapponesi che scendono da diversi pullman e iniziano a fotografare ogni cosa, anche di alcun interesse.

Terminata la visita e indossate le tute partiamo per l'ultima visita ai nostri ospiti, che ci aspettano a Tettnang, vicino al lago di Costanza, dove arriviamo per le 18.

Costoro sono dei simpatici tedeschi, tutti appassionati di Harley Davidson (non storcete la bocca. Si può essere simpatici anche girando su quei chiodi; anzi, così mi danno l'occasione per sfotterli) che hanno attrezzato un garage dove (con quei mezzi sono costretti) effettuano le riparazioni e si ritrovano a bere birra e raccontarsi i loro guai.

Al mattino ci preparano una abbondante colazione tedesca e, sotto la solita pioggerella li salutiamo, avviandoci verso l'Italia, attraversando poco dopo il confine con la Svizzera.  Contiamo di passare il tunnel del San Bernardino e scendere a Como dove passeremo ancora a casa di altri amici.  Pioviggina sempre e ci sono 12 gradi (siamo alla metà di luglio!).  Un freddo becco!  Attraversato il tunnel si apre ai nostri occhi un altro mondo. Cielo azzurro, temperatura gradevole, panorama della valle che si apre verso l'Italia. Si può facilmente capire perché questo nostro paese è sempre stato oggetto di invasioni da parte dei popoli del nord Europa.   Rispetto a 10 Km. indietro, siamo in un altro pianeta.

Eccoci al confine tra Svizzera e Italia. Solita coda per i turisti che entrano nel nostro paese e appena fuori dalla dogana svoltiamo per la casa dei nostri amici.  Saluti, baci, abbracci; birra e spuntino. Dopo 2 ore partiamo per il definitivo ritorno a casa. Abbiamo poco più 200 Km. che percorriamo in autostrada impiegando giusto 2 ore.

Eccoci a Canelli nel nostro Agriturismo, dove ci aspetta il nostro amico con la farinata calda e finalmente del buon vino.

3200 Km. totali in 9 giorni. Nessun rabbocco d'olio. Consumo medio 20 Kml.

La Honda 450 è semplicemente perfetta.

 

 

 
   
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